Roma, 2 aprile 2017 – FACILE DARE LA COLPA alla sindrome dell’ora legale o all’immancabile avanzare della primavera. Per chi si sente giù di tono e si trascina come uno zombie sui banchi della scuola o in ufficio, insomma, il male di stagione potrebbe rappresentare il momento per sottoporsi ad alcuni semplici controlli di routine. Così magari si scoprirebbe che alcuni effetti indesiderati del cambio di stagione potrebbero rivelarsi sotto forma di stanchezza immotivata o al contrario, assumere le forme di un inspiegabile nervosismo, condito da cattivo umore, ansia, irrequietezza, insonnia e mancanza di concentrazione.

“Attenzione però – segnala Paolo Vitti, presidente eletto della società italiana di Endocrinologia (Sie) – perché queste sensazioni di malessere, accompagnate da una sintomatologia aspecifica che perdura senza trovare soluzione, potrebbero essere la spia di un disturbo alla tiroide“. Le cifre offrono una chiara dimensione del problema. Sarebbero quasi sei milioni gli italiani colpiti da una delle malattie della tiroide: gozzo nodulare, ipotiroidismo e ipertiroidismo – le più diffuse – senza contare chi non sa ancora che tanti dei suoi piccoli problemi nascono in questa ghiandola a forma di farfalla. “La tiroide – ricorda l’esperto – svolge un ruolo fondamentale nell’arco di tutta la vita: da prima della nascita alla terza età in quanto regola, come se fosse una centralina, importanti processi come lo sviluppo neuropsichico e l’accrescimento somatico nell’età evolutiva, mentre con l’età è fondamentale per la funzione cardiovascolare, il metabolismo basale, lipidico, glucidico e osseo. Ma non solo, la tiroide influenza la fertilità, la forza muscolare e molto altro. Questa ghiandola viene troppo spesso sottovalutata in fase di diagnosi perché i sintomi sono frequentemente sovrapponibili a quelli causati da altre malattie. Ma fare la diagnosi è facile attraverso una semplice analisi del sangue con la quale si misurano gli ormoni tiroidei e il Tsh, ormone prodotto dall’ipofisi, che regola la funzione tiroidea”.

Sia chiaro. Il marasma che in alcune persone può accompagnare la stagione di passaggio può avere anche altre origini. Ad esempio la stanchezza potrebbe legarsi ala carenza di particolari neurotrasmettitori, cioè sostanze che facilitano il passaggio degli stimoli nervosi tra i neuroni. Quando ciò accade si può modificare la normale trasmissione dei segnali nervosi, e il cervello ha una maggior difficoltà a mantenere i ritmi normali e il disagio cresce. Allo stesso modo, bisogna prestare attenzione alle diete dimagranti e alla carenza di ferro.

Se l’alimentazione è particolarmente stretta col tempo il corpo ha difficoltà a produrre quantità sufficienti di Adenosin-tri-fosfato (Atp), la principale fonte di energia per le reazioni cellulari. Non bisogna poi dimenticare che anche un deficit di ferro, e quindi di emoglobina (la sostanza che trasporta l’ossigeno nei globuli rossi) può provocare un insufficiente apporto di ossigeno a muscoli, mettendoli a disagio dopo ogni minimo sforzo. Insufficienti valori di ferro nel sangue quindi possono indurre stanchezza in due modi: rallentando l’attività dei citocromi, strutture che fanno parte della centrale energetica della cellula, cioè i mitocondri, oppure riducendo la formazione dell’emoglobina, fondamentale per legare l’ossigeno all’interno dei globuli rossi.